L’imprevisto accolto. Per me il 20 Dicembre quell’incontro non era previsto.
di Teresa Carandente
Tanti volti e tante vite sono passate negli anni dalla casa della gioia e per alcuni di essi il pranzo è ormai diventato un appuntamento obbligato. Per questo tra gli ospiti ed i volontari la distinzione con il tempo è andata persa ed ogni incontro è diventato semplice condivisione tra amici.
Un’atmosfera tutta particolare, che solo la vicinanza del Natale può creare, ha fatto da cornice ad un incontro ancor più speciale del solito. Francesco (nome inventato per proteggere la privacy del nostro amico) un frequentatore della casa della gioia ha scelto una modalità di restituzione tutta particolare, mettendo a nudo la sua anima e condividendo il racconto della sua vita.
Teresa: Francesco, ti va di aiutarmi a fare una cosa per il blog del sito internet dell’associazione? Vorremmo presentare qualcuno dei frequentatori della casa della gioia raccontando le vostre vite.
Francesco Non ho mai parlato a nessuno delle mie cose. La mia storia è proprio brutta ma…va bene Teresa, però dobbiamo andare sopra, nella cappellina, così parliamo solo io e te a quattrocchi.
Saliamo in cappellina…
Teresa. Francesco ti dispiace se scrivo qualcosa su questo foglietto?
Francesco. No, va bene ma ti avverto, quel foglio non ti basta perché nella vita ne ho passate così tante….
Sono nato il 6 Dicembre 1967 e fino a circa 15 anni non ci poteva essere un ragazzo più felice di me. Ero sereno e vivevo con i miei genitori ed i miei fratelli in una famiglia numerosa. Ero anche molto innamorato di una ragazza che si chiamava Caterina.
Una notte mio fratello di 15 anni più grande ha abusato di me. Erano le 2-3 di notte e mia mamma che soffriva di diabete dormiva sempre troppo profondamente per potermi sentire. E’ successo per altre 3 volte ma poi me ne sono andato di casa. Ho cominciato a vivere per strada e ad odiare così tanto il mio corpo da usarlo per farci soldi. Ho fatto 15 anni di vita da strada. Mi travestivo da donna e adescavo clienti giù alla ferrovia. Ora mi vedi così grasso ma allora ero 60 chili ed ero uno dei trans più richiesti. Questo mi permetteva di mantenermi. Tutto avrei fatto pur di non chiedere nulla a casa, a mia mamma, che non ha mai saputo perché me ne ero andato via di casa. Non capiva ma io non potevo dire la verità. L’avrei fatta morire.
Nel frattempo mio fratello ha pure sposato Caterina.
Dopo un po’ mi sono trasferito con un amico, pure lui gay, Antonio che poi è morto a 50 anni. Dai 16 anni circa ho iniziato a tirare cocaina e poi pure a spacciare. Stando in strada non è difficile incontrare persone sbagliate. Sono stato pure in galera. Dai 18 anni ai 22 anni. Ho mandato in coma un poliziotto per un mese perché durante una retata mi ha cominciato ad offendere e soprattutto ha iniziato a parlare male di mia mamma e allora non ci ho visto più. Mi sono fatto 4 anni di galera. A Poggioreale ho conosciuto un prete, un monaco scalzo che spesso ci veniva a trovare. Cercava di avvicinarmi alla fede ma alla fine quando sono uscito, abbandonato dalla famiglia, ho incominciato di nuovo a fare la vita di strada e per altri 20 anni ho dormito nei cartoni. Sono stato anche insieme ad un altro uomo per due anni ma solo per soldi. Schifavo il mio corpo e lo davo per distruggerlo. Mia mamma è morta nell’ ’86. Un po’ di tempo prima ci siamo anche in parte ravvicinati. Al mio onomastico stava già male ma mi ha regalato i calzini della nike. Quel regalo è stato bellissimo perché mi aveva pensato. Mia mamma sapeva fare anche benissimo il panettone ma non ce la faceva e allora mia sorella mi fece il tiramisù.
Dopo poco mia mamma ha cominciato ad avere il diabete a 450 e quando è arrivata in ospedale ha avuto 7 infarti ed è morta. Da allora ho cominciato a vivere sempre peggio. Mangiavo continuamente. Era un modo per continuare a farmi del male perché mi odiavo e odiavo il mio corpo. Mi sono ammalato di nervi. Scrivi pure che sono stato in manicomio tra la Colucci e i Colli Aminei. e che quando sono uscito ho cominciato ad abusare di psicofarmaci.
Una mattina stavo con la minigonna ancora una volta in strada. Qualche cosa stava cambiando in me e qualcosa mi ha spinto a chiamare di nuovo quel prete del carcere che non sentivo da anni. Ci ho parlato per molto tempo e grazie anche ad un gruppo di cristiani evangelici che stavano a P.zza Garibaldi, ho cominciato ad avvicinarmi alla fede. Ho preso una decisione: sono entrato in comunità per tossicodipendenti ed alcolisti perché con il tempo ho iniziato anche a bere molto. Così ne sono uscito. Adesso ogni mattina ed ogni sera leggo un pò la Bibbia e prego con il salmo 29.
Teresa. che dici se lo leggiamo insieme?
Francesco no no, leggilo tu.
(mi alzo e prendo la Bibbia. Il salmo recita….)
|
Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato
e su di me non hai lasciato esultare i nemici.
Signore Dio mio,
a te ho gridato e mi hai guarito
Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi,
mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba.
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
rendete grazie al suo santo nome,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera sopraggiunge il pianto
e al mattino, ecco la gioia.
Nella mia prosperità ho detto:
“Nulla mi farà vacillare!”.
Nella tua bontà, o Signore,
mi hai posto su un monte sicuro;
ma quando hai nascosto il tuo volto,
io sono stato turbato.
A te grido, Signore,
chiedo aiuto al mio Dio.
Quale vantaggio dalla mia morte,
dalla mia discesa nella tomba?
Ti potrà forse lodare la polvere
e proclamare la tua fedeltà?
Ascolta, Signore, abbi misericordia,
Signore, vieni in mio aiuto.
Hai mutato il mio lamento in danza,
la mia veste di sacco in abito di gioia,
perché io possa cantare senza posa.
Signore, mio Dio, ti loderò per sempre.
|
Francesco Questo salmo mi aiuta molto. Oggi penso che sia molto importante aiutare chi ci sta vicino. Prendi il polacco che vive con me. E’ tossicodipendente ma sto cercando di convincerlo ad andare in comunità. Pure a me la comunità è servita molto sia per uscire dalla droga che dall’alcool e allora sto cercando di portarci pure lui. Il fatto è che se non scatta qualcosa qua (e indica la testa) non puoi trovare la forza di uscirne. Ci vuole la volontà e poi Lui ti aiuta. Stamattina è andato di nuovo a Secondigliano e perciò non è venuto alla casa della gioia. Lo voglio convincere a venire al pranzo di Gennaio anche se è un po’ difficile…Quando torno a casa stasera però gli cucino qualcosa. Ho un piccolo forellino e allora se faccio qualcosa per me di solito lo faccio pure per lui. Lui mi aiuta molto (mi indica il tabernacolo) . Da Luglio dopo 20 anni mi ha anche fatto trovare una baracca. Non è niente di che, si trova in campagna, ma ci sono delle tavole che ora mi coprono la testa. Meglio di dormire nei cartoni.
Teresa. Senti Francesco ma di solito come trascorri la giornata? che fai?
Francesco. Mi sveglio e faccio il caffè per i miei amici. Poi vado a prendere l’acqua. In campagna dove stiamo, l’acqua nella baracca non arriva e allora la vado a prendere fuori nelle taniche e me le porto con il carrozzino. Poi metto un po’ in ordine e mi lavo i vestiti. Della mia taglia non li trovo e allora i pantaloni che c’ho cerco di lavarmeli. Poi se manca qualcosa lo vado a comprare.
Teresa. Si ma con quali soldi riesci a comprare da mangiare?
Francesco Io per fortuna ho una piccola pensione di invalidità perché quando avevo 10 anni mi hanno investito e sono andato pure in coma. Solo da pochi anni però me la danno perché me l’hanno riconosciuta. Quando ci riesco aiuto pure un mio amico. Ultimamente invece ho comprato il biglietto ad un altro mio amico polacco per farlo tornare a casa. Lui nel suo paese ha una moglie e una bambina ma non ci voleva più tornare per vergogna. Poi si è convinto e da un paio di mesi è tornato lì.
Teresa. Quante cose Francesco. Comunque avevi ragione. Il foglietto non mi è bastato. Ora dobbiamo scendere. Il pranzo è quasi pronto. Ti devo ringraziare perché con tutto quello che mi hai raccontato mi dai molta speranza.
Francesco. Mi raccomando quando ti senti giù leggi sempre la Bibbia…