Ernesto scrive ai tremila giovani di Collemaggio dopo la prima tappa del 3° Mondiale dei Giovani della Pace a L’Aquila
Cari amici,
nella notte del 27 agosto ho vissuto uno dei momenti più intensi della mia vita e penso che anche il Signore, nella Sua bontà, si sia commosso delle difficoltà, delle fatiche, del silenzio di quella notte. Così pregando e ringraziando per ognuno di voi, ho scritto:
Ho visto mille sguardi che parlavano.
Non avevano bisogno di parole,
il loro silenzio parlava.
Ed io non avevo bisogno di orecchie per ascoltare,
ascoltavo con il cuore il loro cuore.
È possibile cambiare il mondo,
è possibile dire no alla fame,
è possibile dire no alle atomiche.
Il mio sì è per questo,
per un mondo migliore non solo per me
ma specialmente per chi è nell’angoscia,
per chi non ha neanche più il desiderio di cambiare,
perché violato, abbruttito, ingannato.
Questo mi hanno raccontato
i mille e mille sguardi a Collemaggio
nella notte piena di luce
il ventisette agosto del duemiladieci.
Noi tremila che c’eravamo possiamo davvero dare vita al Salmo che il Signore ci ha fatto incrociare in quei giorni:
“Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio” (Sal. 19, 4-5)
Il compito di ognuno di noi, anzi il piacere di ognuno di noi, è un passaparola convinto che dia il nostro volto a questo salmo. I giornali, la televisione non hanno raccontato della meraviglia di quella notte, ma noi c’eravamo, noi sì possiamo raccontarlo veramente con la vita.
Il racconto che il mondo si può cambiare è la buona notizia che la nostra credibilità ci ha messo la faccia, è raccontare con la nostra vita la bella notizia del nostro crederci a quanti sono stanchi e oppressi. Questa notizia darà ristoro a tanti, ma prendiamo Gesù come amico, come compagno di questo viaggio, Gesù mite e umile di cuore darà ristoro alla nostra vita, Gesù il giogo che cambierà definitivamente la nostra vita, dandoci la direzione giusta:
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore,
e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (Mt. 11, 28-29)
Questo nostro mondo
rincorre parole inutili
perché si è staccato da Te.
Crede in se stesso, solo in se stesso.
E il frutto quotidiano è la morte,
che vive della fame e della guerra,
dell’indifferenza e di un odio senza ritorno.
Gesù, abbiamo bisogno
della tua misericordia, della tua grazia,
del tuo perdono.
Abbiamo bisogno di aprire gli occhi
per capire che senza di Te
non possiamo fare nulla.
Cari amici, vi aspetto ancora il 16 ottobre a Torino e a Torino, all’Arsenale della Pace, rinnoveremo il nostro desiderio di comunicare a tutti la buona notizia che il mondo si può cambiare.
Vi voglio bene e vi benedico,
Ernesto Olivero
e la Fraternità della Speranza
Torino, 29 agosto 2010