Composizione

La musica deve scaldare il cuore. Se non lo fa, o non è musica o è musica brutta. E se la musica è brutta, dato che è al servizio della liturgia, anche la liturgia sarà brutta.
La responsabilità più grande in questo senso è quella dell’autore.
E’ lui in primis che deve far emergere la sua sensibilità e la sua passione da quello che scrive. Se un brano non è scritto bene, l’abilità di chi suona e di chi canta può farlo diventare più ascoltabile, ma si parte già da una posizione di svantaggio.
Ecco che allora uno dei problemi della musica liturgica oggi in Italia è quello della qualità compositiva, troppo spesso trascurata.
Qui si tocca un argomento troppo vasto per poter essere affrontato esaurientemente in questa sede, in quanto coinvolge non solo la musica liturgica ma la musica di ogni genere. Sinteticamente pensiamo di poter dire senza tema di smentita che al 90% la musica di oggi è pensata, costruita e usata per marketing e pubblicità, diretta o indiretta, facendone dunque quasi esclusivamente una vicenda commerciale.
Se vogliamo che la musica non sia “di plastica” occorre ripartire da capo, soprattutto in chiesa.
L’autore che vuole cimentarsi in una composizione liturgica, una volta scoperto il suo talento, bisogna che lo sviluppi e lo metta alla prova.
Lo sviluppi in primo luogo con lo studio, sapendo che anche Mozart, se non avesse studiato teoria e solfeggio, sarebbe stato al massimo un fenomeno da baraccone e non quel musicista immortale che ancor oggi si ammira.
Lo studio – e qui ci rivolgiamo soprattutto ai giovani che sentono bruciare dentro di sé il talento della composizione – non può essere evitato o sottovalutato, perché è lo studio che ti dà gli strumenti per esprimere ciò che senti dentro e senza di quello, sarai sempre con una marcia in meno rispetto ad altri.
Siamo convinti che teoria e solfeggio, armonia, composizione e storia della musica sono materie basi per poter andare avanti e lo studio di uno strumento sicuramente aiuta chi vuole comporre.
Altro aspetto tanto sottovalutato è l’ascolto della musica. Senza ascolto non c’è musica. Viene difficile pensare di poter scrivere qualcosa di davvero bello se non si conosce bene la musica prodotta ieri e oggi. Sarebbe come voler giocare a calcio senza aver mai visto una partita.
Inoltre l’ascolto deve essere a 360 gradi.
Spesso parliamo di musica con persone – giovani e non – che per musica intendono solo la lirica o solo il metal, oppure conoscono tutto di quel cantante o di quella band e niente di tutto il resto.
Un compositore deve conoscere la musica di Mozart, Bach e Berio ma anche quella dei Queen, di Charlie Parker, di De Andrè e di Ravi Shankar, tanto per citare qualche nome. Poi, certo, ha i suoi gusti e ascolterà spesso quello che gli piace, ma intanto sa che musica hanno espresso coloro che hanno fatto la storia.
Come si fa a formarsi un gusto personale se non si è affamati di conoscenza musicale, se non si prova a capire meglio come si sono evolute le varie musiche del mondo? Oggi, poi, c’è una facilità di ascolto e di fruizione musicale che era impensabile anche solo 15 anni fa. Pensiamo a Internet, ai cellulari, ai DVD…
Arrivati a questo punto, abbiamo costruito la bottiglia ma essa è ancora vuota. Come fare a riempirla? Fuor di metafora, una volta studiato e ascoltato, come facciamo a scrivere musica che scaldi il cuore di chi l’ascolta?
Qui entra in gioco la propria vita, le scelte che si fanno. In una parola, bisogna aver qualcosa da dire, altrimenti con tutto il nostro studio e la nostra conoscenza, facciamo solo un esercizio di stile e non musica vera.
Noi possiamo portare solo la nostra esperienza: qui all’Arsenale della Pace la musica nasce dalla vita che scorre dentro queste mura, dove una Fraternità cristiana prega e legge la Parola di Dio, cercando di viverla e nel frattempo accoglie poveri, giovani, scuole, grandi e piccoli, raggiunge miserie lontane e vicine tentando di sanarle.
Ecco che allora l’ispirazione degli autori non può che prendere spunto da questa vita di cui sono protagonisti. Per fare un esempio, il titolo del disco “Dal basso della terra”, composto da MauroTabasso e Ernesto Olivero, non è una trovata pubblicitaria o semplicemente un bel titolo, ma ci sembra rispecchi ciò che si vive qui.
Per quanto riguarda la musica liturgica, è indispensabile cercare la fede – e questo è il lavoro di tutta una vita! – e una volta intravista, occorre pregare molto per mettersi nella condizione spirituale adatta per poter scrivere.
Non dimentichiamoci dei pittori sacri russi che, prima di dipingere un’icona, pregavano e stavano digiuni per settimane.
La musica sacra, per esprimersi in maniera artistica ed efficace, deve passare attraverso il nostro rapporto con Dio; se avviene questo, allora può essere che la gente che ascolta venga toccata dalla nostra musica e decida di voler essere abitata da Qualcuno.
Quando si esegue un brano musicale, sia chi canta che chi suona si pone davanti a sé stesso e rivela a chi ascolta le proprie emozioni; deve scaldare il cuore ai presenti.
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