Esecuzione

Per eseguire in maniera dignitosa musica e canto durante una celebrazione eucaristica, occorre la volontà degli esecutori di formare un gruppo e programmare delle prove.
Anche questo, che sembra una cosa normale detta così, spesso è un suggerimento che viene disatteso, con le conseguenze che tutti ascoltiamo quando entriamo in chiesa per la liturgia.
Fare musica richiede un’attitudine diversa da servizi come servir messa o leggere le letture del giorno.
Quando si esegue un brano musicale infatti, sia chi canta che chi suona si pone davanti a sé stesso e rivela a chi ascolta le proprie emozioni; deve scaldare il cuore ai presenti, cosa che difficilmente viene richiesta a chi si occupa di altri servizi liturgici.
Per questo motivo, la prima condizione di chi fa musica deve essere la passione, il piacere di farla.
Quello che stiamo dicendo è che non si può fare musica degna di tale nome per servizio, perché “si deve”.
Se è così, meglio il silenzio.
Se c’è la passione, non c’è ancora tutto, ma almeno si può cominciare. Il resto viene.
Costruire un gruppo, si diceva.
Facciamo un esempio che spesso si riscontra nelle nostre parrocchie: il gruppo di ragazzi con chitarra e voce, che generalmente anima le liturgie festive.
L’esempio è volutamente molto generico per far intendere soprattutto il metodo che abbiamo sperimentato.
In genere i ragazzi – quando ci sono – arrivano con entusiasmo e molta aspettativa e portano in chiesa quel modo di fare musica che si ascolta quando si incontrano in altre occasioni: chitarra un po’ scordata, accordi approssimativi, volume decisamente alto, voci che spesso gridano – oppure tacciono del tutto, a seconda della timidezza – elementi compensati da molta passione ed espressività.
E’ chiaro che chi è responsabile della liturgia – spesso il parroco – deve aver la pazienza di stare con loro per aiutarli ad esprimere la loro passione in modo consono alla liturgia.
Una volta che i ragazzi accettano di provarci, bisogna spiegare loro la liturgia e i suoi significati, in maniera sintetica ma chiara, in modo che possano capire perchè suonano e cantano, cosa devono esprimere e in che modo.
Poi si può passare alla parte musicale e si ascolta cosa sanno fare sul repertorio liturgico, aiutandoli ad esprimere con le loro capacità il senso e l’emozione del brano che stanno eseguendo, tentando ad esempio di regolare meglio possibile il tempo dell’esecuzione e l’intonazione della voce, che sono i due elementi più importanti per un esecuzione di questo tipo.
Questo si può fare senza necessariamente essere dei musicisti o maestri provetti, avendo solo un po’ di esperienza di liturgia e di ascolto musicale. E’ chiaro però che se può essere presente un musicista o uno studente avanzato è tutto molto più semplice.
Se i ragazzi vengono coinvolti, allora si può chiedere loro di crescere musicalmente, tentando magari di trovarsi un insegnante e studiare un po’ il proprio strumento o la teoria musicale, cercando magari dei fondi se il ragazzo non può pagarsi le lezioni.
Un altro fattore importante è il gioco di squadra.
Per poter suonare insieme è indispensabile che ognuno faccia la sua parte con passione e attenzione, tenendo presente che, quando si suona e si canta insieme, è il risultato globale che conta.
Per dirla con un esempio calcistico, è la squadra che vince o perde, non il singolo; e anche chi sta in panchina partecipa in maniera determinante alla partita.
Un esempio che fa capire cosa intendo è quello del triangolo.
Il triangolo è lo strumento che sembra più semplice da suonare e invece è tra i più difficili, perché “buca”, come si dice in gergo, cioè quando suona se ne accorgono tutti.
Per cui se chi suona il triangolo, che magari deve battere due colpi soli in un momento preciso del brano da eseguire, sbaglia il tempo, la stonatura risulterà determinante e ineliminabile, molto di più di un accordo malfatto della chitarra.
Se un gruppo di ragazzi – anche piccolo – riesce a star dietro a questo cammino, allora si comincia a creare in parrocchia un “gusto musicale” , ovvero un’attenzione diversa alla musica fatta durante la liturgia non solo da parte di chi suona, ma anche da chi ascolta, dando magari uno spunto ad altri per intervenire, ad esempio appassionandosi ad uno strumento come la cetra per la Liturgia delle Ore, oppure tentando di portare in scena un musical o organizzando un cartellone musicale.
Man mano che il tempo passava si è sentita l’esigenza di scrivere canti nostri per la liturgia e arrangiare a nostro gusto i canti che già eseguivamo.
vai alla pagina successiva