Quali musiche?

Innanzitutto la Chiesa potrebbe dare un segnale di cambiamento in questo campo, cominciando a sdoganare le musiche del secolo scorso.
Secondo noi infatti la situazione musicale per la Chiesa oggi somiglia a quella di quarant’anni fa per quanto riguarda l’uso del latino nella liturgia.
Il latino per la Chiesa aveva un grosso vantaggio, in quanto tutta la cristianità parlava la stessa lingua. Ma si trattava anche di una lingua morta, che non comunicava più, che non riusciva più a esprimere i contenuti importanti che la Chiesa ha da dire.
Sono state quindi introdotte le lingue nazionali, che hanno permesso ai cristiani di tutto il mondo di riprendersi il significato vero della liturgia, di capire a fondo che cosa succede durante una celebrazione eucaristica.
Non solo, ma la Chiesa ha prodotto in questi anni dei messali pensati per alcune culture specifiche – pensiamo al messale zairese – per poter calare ancora di più la realtà di Gesù Cristo dentro al cuore e alla mente di quelle persone.
Tornare a comunicare
Occorre, a mio parere, avere il coraggio di introdurre nella liturgia la musica etnica, ad esempio, ma anche la canzone italiana, il rock, il pop, il folk e il jazz, perché sono quei generi musicali che oggi parlano al cuore della gente.
Questo si deve fare senza dimenticare la grande lezione della tradizione musicale della Chiesa; anzi, lo scopo è proprio riprenderla e riproporla, in modo che parli ancora al cuore dell’uomo e della donna di oggi, integrandola però con strutture musicali più recenti, in modo da rendere comprensibile ciò che ha da dire.
In poche parole, occorre inventare il gregoriano del terzo millennio, una musica cioè che permetta a tutti di capire cosa avviene, partecipando con passione direttamente all’Eucarestia come se si concelebrasse insieme al sacerdote.
Questo ovviamente non significa far sì che la celebrazione eucaristica diventi uno show o introdurre generi musicali per loro natura distanti da quello che si sta facendo; come si diceva, prima di scrivere o proporre un canto, bisogna calarsi nel momento liturgico a cui ci si riferisce e capirne a fondo il significato, per poterlo tradurre poi in musiche e testi adatti.
Facciamo alcuni esempi per capire meglio.
La musica punk non potrà essere utilizzata per la liturgia, non perché non abbia una sua dignità musicale, ma perché una musica che vuole essere dissacrante – non solo per quanto riguarda il cristianesimo – non può stare in un luogo che fa del sacro la sua caratteristica; i suoni del punk inoltre non sono davvero adatti a momenti di meditazione e di adorazione.
Il gospel è una musica bellissima che coinvolge in maniera particolare chi l’ascolta, ma è forse più adatta ad una liturgia pensata per il Nord America; in Italia non tutti sarebbero in grado di cantarla e non parlerebbe al cuore dell’italiano medio perché è al di fuori della sua cultura.
Capite quello che si vuol dire ? Gli autori di musica liturgica dovrebbero mettersi in quest’ottica di ragionamento prima di cominciare a scrivere.
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