Strumenti liturgici

 

Un altro punto su cui sarebbe necessario fare chiarezza riguarda l’uso degli strumenti.
Si sente dire che alcuni strumenti sono liturgici e altri no, adducendo ragioni che spesso ci sembrano deboli. Se vogliamo portare a Dio le persone attraverso la musica e si riesce a farlo attraverso la fisarmonica piuttosto che con l’organo, dov’è lo scandalo?
Ci sembra dunque che non esistano strumenti liturgici o non liturgici, ma esista un modo liturgico di suonare ogni strumento, il cui suono dev’essere – come già ripetuto più volte – al servizio della liturgia.
Anche qui, un esempio può servirci per capire meglio.
Ad uno strumento come la batteria riesce difficile trovare una collocazione nella musica liturgica, in quanto il suo utilizzo generalmente copre tutti gli altri strumenti, soprattutto in situazioni acustiche o parzialmente elettriche, come generalmente accade in chiesa.
Per la parte ritmica dunque è meglio a nostro parere l’utilizzo delle percussioni in quanto, oltre a tenere il ritmo, il percussionista ha più soluzioni per dare quei colori che spesso sono il valore aggiunto di un brano.
Inoltre con un percussionista la dinamica del brano – il volume, per dirla semplice – è molto più controllabile che non con la batteria. Ciò non toglie che se ne possa utilizzare uno o più elementi nelle situazioni opportune.
Accennavamo prima al Santo o al Credo, che sono momenti in cui si declama la propria fede e la santità di Dio. Ecco, lì magari un rullante usato come un tamburino può starci, se l’autore decide di usarlo per rendere solenne e un po’ marziale il brano. Ma è solo un esempio.
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